martedì 3 febbraio 2009

A Egon Schiele


Autoritratti su autoritratti dipingerò

con la mia penna cercando gesti e visi

che mi fanno ciò che sono e che sarò,

ricerca mai compiuta di spigoli e colori,

pugni e spine negli occhi borghesi che non vogliono

vedere il mio Io come il Tuo mai non vollero.

Corpi contorti e allacciati a disperdere

ricordi tristi di addii e separazioni

come fredde lame nella nostra storia,

coltelli e frecce nella carne e

negli occhi che dipingeranno solo

ciò che non vedono se non con lo stomaco

e lo spirito che abita nella tavolozza

dell’ instancabile cerebro affaticato.

Sempre dipingerò l’ orrore, come Tu

facesti coi colori, con le parole i gesti

e gli urli d’ isterico e ossessionato.

Che possa vivere io come Tu vivesti

e morire fiero dell’ opera mia, come fosti

tu della Tua.

E la febbre mi porti via.



PS:nel caso dalla poesia non si capisse abbastanza, rimarco il fatto che Schiele è decisamente il mio pittore preferito !

3 commenti:

Artemisia ha detto...

Era anche la mia passione in gioventù, insieme a Klimt.

Belphagor ha detto...

In gioventù perchè ora non ti piace più ? Scherzi a parte, grazie di aver letto, e grazie di conoscere il vecchio Egon, non è proprio cognito all' universo mondo...cmq, se vuoi la mia, a Klimt gli mangiava un po' in testa,e guarda che Klimt mi piace ! Di quella allegra combriccola c era anche quell altro matto di Kokoschka...disturbato come pochi !

coccoina ha detto...

Voglio pensare che ‘La Spagnola’ che l’ha portato via sia stata così di fretta da non dare nemmeno un’occhiata distratta ai suoi disegni, dove la matita dava traccia a corpi che erano vivi della vita che portava sulla sua punta, rubata e fatta rivivere sul foglio, disegnata appena.
E intera. E leggera.
Altrimenti ce lo avrebbe lasciato ancora un po’, a rubare di lapis e vivi corpi di donna che chiamano sensuali perché tu ti ci disegni, anche tu, disteso sul foglio, assieme a loro.